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Terre d’Ombre: Il Risveglio del Sacro tra Terra e Simbolo

L’Origine: Un Gesto di Riconnessione Terre d’Ombre non è semplicemente un progetto artistico, ma un atto di resistenza spirituale, un gesto rituale che nasce dall’esigenza profonda di riconnettersi con la sacralità dimenticata della donna e della natura. In un mondo che corre veloce, Terre d’Ombre sceglie di fermarsi e scavare, letteralmente e metaforicamente, per riportare alla luce quel legame indissolubile che unisce il grembo della terra al corpo femminile. Ogni creazione è un ponte gettato tra il presente e un passato senza tempo, dove l’arte non era decorazione, ma preghiera e rito.

Il Respiro della Sardegna: Segni Arcaici e Memoria Le opere sono frammenti di una memoria collettiva che affonda le radici nel cuore della Sardegna più antica. Attraverso l’uso di simboli ancestrali, Terre d’Ombre evoca la potenza della Dea Madre, divinità tellurica che governa i cicli dell’esistenza. Sono segni che parlano di protezione, di fertilità non solo biologica ma creativa, e di trasformazione continua. Ogni incisione, ogni forma, richiama i petroglifi delle Domus de Janas, i decori dei vasi prenuragici e quei codici visivi che i nostri antenati utilizzavano per dialogare con l’invisible.

Le Creature del Mito: Sacerdotesse, Janas e Virghirnes In questo spazio liminale, tra il visibile e l’invisibile, si muovono figure leggendarie che fungono da presenze guida. Le Sacerdotesse officiano il culto della bellezza autentica; le Janas, fate e tessitrici del destino della tradizione sarda, infondono la loro magia nelle forme; le Virghirnes, custodi di una purezza selvatica, abitano le creazioni come spiriti protettori. Queste non sono solo ispirazioni, ma essenze che risiedono nella materia, custodi silenziose di un sapere antico che chiede solo di essere ascoltato di nuovo.

L’Oggetto Rituale: Sculture e Gioielli da Indossare In Terre d’Ombre, la distinzione tra arte e oggetto svanisce. Le sculture e i gioielli non sono semplici accessori, ma diventano oggetti rituali. Indossare un gioiello o accogliere una scultura nel proprio spazio significa accogliere un frammento di un culto ancestrale. È un invito a riscoprire la propria ombra, non come luogo di oscurità, ma come spazio di gestazione e di potere. Il femminile torna così a essere sacro, celebrato in tutte le sue sfumature: dalla forza della roccia alla delicatezza del metallo lavorato, in un eterno ritorno verso casa.